Terminata la vendemmia del raboso, sinonimo di tradizione e territorio!

Per noi uno dei momenti più significativi dell’anno. Famiglia, tradizione, territorio: ecco com’è andata la vendemmia del Raboso 2020!

Il nostro Raboso quest’anno si è presentato con uve sane e di qualità e con i suoi grappoli color blu-violaceo intenso, dalla forma tipica a stivale, che si dice richiamino tradizionalmente la forma del nostro Bel Paese. A inizio ottobre, dopo aver tradizionalmente defogliato i grappoli, il calore del sole di quei giorni ha permesso di sviluppare l’ultima fase di maturazione prima della raccolta. Il grado zuccherino era nella norma con, al gusto, una buona acidità d’acino.
La vendemmia, rigorosamente a mano, si è tenuta dal 12 al 20 ottobre. L’uva raccolta, destinata al nostro Malanotte DOCG Il Barbarossa, è giunta poi in parte nell’area vinificazione per cominciare la vinificazione in rosso classica mentre il 30% appassirà in un ambiente a temperatura controllata su graticci di legno fino alla fine dell’anno, per poi completare le fasi di maturazione in botti di rovere e barriques fino a novembre 2023. Quest’anno, sempre a novembre, come da disciplinare, sarà possibile stappare l’annata 2017: ma per questo, stay tuned!

Un grande ringraziamento, al termine di questa vendemmia, va sicuramente al nostro TEAM CAMPAGNA: lo staff Pizzolato che si occupa direttamente dei vigneti, che si è arricchito quest’anno di numerosi giovani specialisti e laureati del settore tecno-agricolo.
L’intero Team, con grande spirito collaborativo, si è preso cura delle nostre vigne e ha portato sviluppo e innovazione anche nella scelta di nuovi macchinari di ultima generazione.

Curiosità e un po’ di storia del…raboso!

La Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG prende il nome dal Borgo Malanotte, un borgo medievale sito in Tezze di Piave (TV). In questo territorio la presenza della coltura della vite risale a tempi antichissimi, ma fu soltanto negli anni ‘50 che i produttori della zona presero coscienza delle peculiarità del prodotto e delle sue potenzialità. La forte caratterizzazione di questo vino lo ha portato ad ottenere nel 2010 il riconoscimento della denominazione DOCG. Il Raboso è un vino dalle origini antichissime. Molti storici sostengono che il nome derivi dall’omonimo affluente del fiume Piave. Questo vitigno è presente in Italia da prima dell’avvento di Roma: Plinio il Vecchio ne parlava nella sua Naturalis Historia e lo descriveva come un vino più “nero della pece”. Oggi lo si richiama al suo essere “Rabbioso”, dato dalla sua spiccata acidità. Fu per molto tempo considerato un vitigno “rustico” e resistente tanto da essere riuscito a superare facilmente il dilagare della filossera alla fine dell’Ottocento. Per secoli il Raboso fu il solo vino che la Serenissima riuscì ad esportare anche fino in Oriente. Ecco perché era definito anche “vin da viajo” (vino da viaggio) in merito alle sue caratteristiche di varietà robusta, particolarmente resistente al freddo, alla siccità e al trascorrere del tempo. Per questo, in passato, quando nasceva un bambino era diffusa l’usanza, sia presso le famiglie contadine che quelle nobili, di conservare il Raboso di quell’annata per il giorno delle sue nozze. Tradizione che oggi in molti stanno felicemente riprendendo. Così questo vino dalle “caratteristiche organolettiche più vicine a quelle della buccia d’uva ancora selvatica, non domata” rappresenta, col suo rosso caldo, il cuore di una cultura.