Al via dal 28 Febbraio la Green Week 2017 tra innovazione e ricerca biologica

“Anche la cantina Pizzolato e i suoi vini biologici tra le selezioni delle aziende

partecipanti alla settimana della sostenibilità dal 28 febbraio al 5 marzo”

 

 

Cinque generazioni di storia e un lungo percorso dedicato alla produzione biologica, che comincia quando era ancora considerata un azzardo in agricoltura, ci rendono oggi una delle aziende leader nel mondo per la produzione e l’esportazione di vino biologico. Questa una delle motivazioni del forum di discussione Green Week 2017 per aver selezionato la cantina nel tour che porterà i partecipanti della prossima edizione alla scoperta delle aziende d’eccellenza delle Venezie. In questa occasione la cantina di Settimo Pizzolato porrà l’attenzione alla produzione del vino biologico illustrando l’intera filiera. Inoltre farà visitare la nuova cantina, inaugurata nel maggio 2016 che ad oggi vede la menzione all’European Union Prize for Contemporary Architecture. La struttura attenta al territorio si presenta infatti totalmente rivestita da assi di legno di faggio del Cansiglio, certificato Pefc. Una cantina quindi che si fonde con il territorio circostante, in quel continuo dialogo tra conoscenza, rispetto e benessere che sono i principi dello stile di vita biologico.

“Fin da piccolo la mia passione era la terra, mi piaceva stare all’aria aperta, mi piaceva l’ambiente incontaminato in cui vivevo – Settimo si racconta – Con il passare degli anni, l’industrializzazione delle aziende cresceva e a mano a mano si sviluppava l’era della chimica in agricoltura, che a tutti sembrava la soluzione a tante problematiche. Da quel momento ho deciso di intraprendere un percorso controcorrente, affrontato con impegno e passione, assieme a mio padre, inizialmente restio, senza mai perdere di vista quella sensibilità all’ambiente che avevo dentro. Sapevo che pochi mi avrebbero affiancato, ma già negli anni ’80 nei miei vigneti era assolutamente vietato l’utilizzo di sostanze di sintesi, pesticidi ed erbicidi. Sapevo che con queste azioni, avrei dato più valore al vino che stavo producendo.

Anche oggi, con i miei figli e la mia compagna, portiamo avanti la convinzione che il biologico sia il futuro e che la sua produzione possa portare beneficio in primis all’ambiente ma anche a noi stessi e alle persone che ci circondano. Attualmente ho anche uno staff di 20 persone che mi sostiene e mi stimola ogni giorno, verso la ricerca continua di metodi alternativi, strategie green e ecosostenibili e la produzione e selezione attenta della materia prima e degli stessi fornitori di materiale. La filosofia aziendale è oggi ben definita e condivisa all’interno dell’ambiente di lavoro.

La sostenibilità è sottolineata sia durante le scelte significative come decidere in che modo affrontare un’annata critica, stabilire in base alle conoscenze climatiche la riduzione dei trattamenti in vigna, l’utilizzo di macchinari di ultima generazione per il basso impatto ambientale, così come l’attenzione negli spazi interni, con il completo riciclo dei rifiuti, l’utilizzo di carta riciclabile e le collaborazioni tra aziende vicine, a sostegno della sostenibilità territoriale. Le sfide del futuro sono ora le sperimentazioni verso i vitigni resistenti.” 

“La nuova cantina è per me un sogno che si realizza e che diventa realtà dopo 35 anni di storia in campo biologico. Il progetto è firmato da MADE associati, studio di architettura e del paesaggio, degli architetti trevigiani Adriano Marangon e Michela De Poli, che subito hanno intuito e disegnato nei loro schizzi iniziali, ciò che avevo in mente.
Volevamo una cantina che inglobasse innanzitutto le aree diverse di produzione perciò abbiamo trasportato l’area di imbottigliamento all’interno del progetto. La necessità era dare nuovi spazi e soprattutto continuità all’intero ciclo produttivo, in una struttura funzionale che rispecchiasse la nostra filosofia. Quando abbiamo scelto il progetto definitivo, una struttura avvolta dal legno, ci è sembrato naturale chiamare anche la ditta Itlas a collaborare per la nuova cantina con il loro faggio del Cansiglio.
Desideravo una cantina che trasmettesse calore, ospitalità, attenzione, naturalità. Che fosse la fase finale di un percorso che parte dal vigneto e arriva nelle case e nei calici di chi sceglie uno dei nostri vini. Serve trasparenza in questo tipo di lavoro, simboleggiata anche dal progetto della passerella sospesa da cui si può vedere ogni passaggio dell’uva che diventa vino. La nuova cantina per me è il completamento di un sogno, è la possibilità di farlo vivere e di raccontarlo.


L’edificio ha una “pelle” costituita da un rivestimento-filtro in listoni di legno posti in senso verticale, la cui ossidazione contribuirà, nel tempo, all’integrazione della struttura nel paesaggio, riprendendo le costruzioni rustiche tradizionali della campagna trevigiana. La cantina ha inoltre numerosi punti di contatto con l’esterno: alcune superfici in erba fanno da transizione tra la zona del parcheggio e l’edificio, mentre una piazzetta in legno dà continuità all’interno. Lo spazio esterno pavimentato viene usato in occasione di eventi e manifestazioni legate alle attività dell’azienda. Il legno utilizzato nell’intero progetto è il Faggio prodotto da ITLAS, un’altra bella realtà imprenditoriale della provincia di Treviso. Il legno, certificato Pefc, proviene solamente dalla Foresta controllata del Cansiglio attraverso un processo di selezione attuato in accordo con Veneto Agricoltura. Un prodotto locale, poiché la Foresta del Cansiglio è situata a soli venticinque chilometri dalla sede produttiva di Itlas; il faggio del Cansiglio possiede inoltre caratteristiche tecniche di robustezza e resistenza eccezionali, tanto da essere utilizzato fin dai tempi della Serenissima Repubblica di San Marco.
Un progetto complesso e ricercato, che ha dato vita ad una struttura estremamente contemporanea nella sua linearità, una realtà che si fonda con il territorio circostante di cui sono orgoglioso.

 

“Ora ci dedicheremo maggiormente alla ricerca, sia sui vini che in campagna, con la soddisfazione di vivere ciò che abbiamo realizzato e la voglia di condividerlo con chi vorrà far parte del nostro mondo. Un progetto al quale tengo particolarmente ad esempio è la coltivazione di vitigni resistenti, un punto di partenza per cercare di rendere la coltivazione biologica 100% sostenibile. Ritengo che possano essere una valida alternativa soprattutto nell’agricoltura convenzionale per evitare di irrorare trattamenti ad esempio nelle zone abitate. 2 anni fa abbiamo piantato 4 ettari e ne degusteremo i risultati già dal prossimo anno.